16 settembre 2018

La professione di fede di Pietro («Tu sei il Cristo ») è posta al centro del Vangelo di Marco e rivela la vera identità di Gesù. Solo chi comprende chi è Gesù sa anche accogliere le esigenze radicali della sua sequela, fino alla croce.

IL VERO MESSIA È UN SERVO SOFFERENTE

Commento - Disegno: Stefano Pachì
OGGI Gesù ci rivela quale Messia egli sia venuto ad incarnare. Ce lo fa comprendere quando ammonisce severamente Pietro e gli altri apostoli di non affermare di lui: «Tu sei il Cristo! » (Vangelo). Certamente aveva compreso che nei loro animi albergava, quale idea di Messia, quella di un liberatore che avrebbe riscattato Israele con la forza e la spada. Il messianismo di Gesù è differente. Esso coincide con l’esperienza del servo sofferente sulle cui labbra Isaia pone queste parole: «Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi» (I Lettura). È questi il nostro Messia che con la sua sofferenza ha redento l’umanità prendendo su di sé i peccati del mondo.
Anche noi siamo chiamati, desiderando imitarlo, ad amare e a servire i nostri fratelli «pagando di persona» come ha fatto lui. In che modo? Necessariamente con un sacrificio cruento come il suo? Forse questo no, ma sicuramente offrendo ai fratelli tutta quella carità e vicinanza solidale che ha origine dal sacrificio del Signore, realizzando quelle “opere” che danno concretezza e tangibilità alla nostra fede (II Lettura).

Don Guido Colombo, ssp

GESÙ, «L’AGNELLO DI DIO»

IL significato più profondo di questo titolo attribuito a Gesù («Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie [oppure: “che porta”] il peccato del mondo», Gv 1,29.35) va colto nel ruolo importante che, presso gli ebrei, l’agnello aveva nel rituale delle celebrazioni delle feste e nell’offerta dei sacrifici nel Tempio.
L’agnello richiama in modo particolare la festa di Pasqua. Il suo sangue sparso sugli stipiti delle porte delle case degli ebrei favorì la loro liberazione dall’Egitto (Cfr Es 12,21-28): perciò, celebrando questa festa, ogni famiglia ebraica consumava il suo agnello pasquale (Cfr Es 12,1-34). Inoltre nel Tempio di Gerusalemme ogni giorno, mattino e sera, i sacerdoti offrivano in sacrificio un agnello, in nome di tutta la comunità di Israele.
Questo stretto legame con la Pasqua e il suo ruolo essenziale nei sacrifici hanno contribuito a fare dell’agnello, nel Nuovo Testamento, il simbolo di Gesù che viene immolato sulla croce e che nella sua Pasqua di risurrezione opera la liberazione dell’umanità dal peccato e dalla morte.
Gesù è indicato con il titolo di «agnello» soprattutto nel libro dell’Apocalisse. Vi ricorre 22 volte come titolo pasquale che a lui compete per la vittoria sulla morte e per la sconfitta del peccato del mondo che lui, come agnello di Dio «ha portato» su di sé, annientandolo con il suo sacrificio sulla croce (Cfr anche 1Cor 5,7; 1Pt 1,19).

Primo Gironi, ssp, biblista

«Agnello di Dio», Cattedrale di St. Giles, Edimburgo, Scozia. Foto Zambello

L’Agnello è simbolo di Cristo, che porta i segni del suo sacrificio, il suo sangue è raccolto in una coppa; è in piedi trionfante con l’asta che reca il vessillo della croce. Egli è degno di potenza, ricchezza, sapienza e forza. Egli apre i sigilli del Libro della salvezza.

Preghiera dei fedeli

C- Fratelli e sorelle, dopo aver ascoltato la Parola del Signore, accogliamo l’invito a perdere la nostra vita aderendo in pienezza alla logica della croce, per ritrovarla in Cristo.

Preghiamo dicendo: Ascoltaci, o Signore.           

1.
La Chiesa non solo deve “predicare”, ma anche “agire”. Per tutte le persone che sono a servizio della carità verso gli ultimi. Preghiamo:

2. Le numerose associazioni di volontariato si sforzano di aiutare i più deboli. Perché i poteri pubblici diano i mezzi necessari per rispondere al loro compito sociale. Preghiamo:

3. I religiosi, monaci e monache, hanno scelto di rinunciare a tutto per seguire Cristo. Perché siano segni di gioia e fiducia nel Dio che li ama. Preghiamo:

4. La fede è un “sì” da ripetere ogni giorno a Cristo. Perché i battezzati possano attingere dalla Parola di Dio e dai Sacramenti la forza di rinnovare la loro fede per il servizio dei fratelli. Preghiamo:

Intenzioni della comunità locale.

C - Padre, che con lo Spirito Santo infondi il coraggio di dare la vita per il Vangelo, ascolta le nostre suppliche e suscita soprattutto nelle comunità cristiane perseguitate generosi testimoni del tuo amore, rivelato al mondo in Gesù Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

A - Amen

XXIV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

17 L Annunciate la morte del Signore, finché egli venga. Le parole del centurione rivelano la sua consapevolezza di non essere degno di Gesù. Tanta umiltà richiama la sua fede, elogiata da Gesù. La Chiesa propone le stesse parole a tutti i fedeli nel momento di accostarsi all’Eucaristia. S. Roberto Bellarmino (m.f.); S. Colomba; S. Satiro, 1Cor 11,17-26.33; Sal 39,7-10.17; Lc 7,1-10.

18 M Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida. Quanto dolore racchiuso nella concisa descrizione del funerale dell’unico figlio di una madre vedova! Esso suscita la “grande compassione” di Gesù, che ridona la vita al ragazzo. La tenerezza di Dio previene sempre la nostra preghiera. S. Giuseppe da Copertino; S. Eustorgio; S. Arianna, 1Cor 12,12-14.27-31a; Sal 99,2-5; Lc 7,11-17.

19 M Beato il popolo scelto dal Signore. Il giudizio di Gesù sul comportamento dei suoi contemporanei è molto severo. Hanno agito in modo puerile, rendendo vano il disegno di Dio su di loro. Solamente “i figli della Sapienza” sono in grado di riconoscere che Dio è giusto. S. Gennaro (m.f.); S. Mariano; S. Ciriaco; 1Cor 12,31 – 13,13; Sal 32,2-5.12.22; Lc 7,31-35.

20 G  Ss. Andrea Kim Taegon e compagni, martiri. Memoria (rosso). Rendete grazie al Signore perché è buono. Questo è il problema: I peccati sono rimessi perché abbiamo amato, o amiamo perché ci sono stati rimessi? L’amore è causa o conseguenza della remissione di peccati? Eccone la soluzione: causa è l’amore di Dio; conseguenza il nostro. 1Cor 15,1-11; Sal 117,1-2.16-17.28; Lc 7,36-50.

21 V  S. Matteo apostolo ed evangelista. Festa (rosso). Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio. La singolare vocazione di Matteo “peccatore”, ma cercato e chiamato direttamente da Gesù, è l’occasione per l’evangelista di sottolineare la prevalenza della “misericordia” di Dio, senza escludere la disponibilità richiesta nel chiamato. S. Giona, profeta; S. Maura. Ef 4,1-7.11-13; Sal 18,2-5; Mt 9,9-13.

22 S Camminerò davanti a Dio nella luce dei viventi. Due sono gli aspetti della parola di Dio: vista dal versante di Dio, essa è un puro “dono”, che possiamo solo ricevere; vista dal nostro versante, essa è un “compito”, che richiede tutto il nostro impegno, per produrre i suoi effetti. Ss. Maurizio e c.; S. Silvano; S. Emerita. 1Cor 15,35-37.42-49; Sal 55,10-14; Lc 8,4-15.

[23 D XXV Domenica del T. O. / B (S. Pio da Pietrelcina) Sap 2,12.17-20; Sal 53,3-6.8; Gc 3,16 – 4,3; Mc 9,30-37].

Tarcisio Stramare, osj

Salmo responsoriale e accompagnamento

Salmo

PROPOSTA PER I CANTI: da Repertorio nazionale, Canti per la Liturgia, ElleDiCi/Cei, Ed. 2009, 5 Ristampa. 

Inizio: O Cristo, tu regnerai (514); Cristo Gesù, Salvatore (633).
Salmo responsoriale: Ritornello: Beato chi cammina (83); M. A Parisi.
Processione offertoriale: O Dio dell’universo (308).
Comunione: Sei tu, Signore, il pane (719); Oltre la memoria (693).
Congedo: È l’ora che pia (578).

ACCOMPAGNAMENTO
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Accompagnamento


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